Principale museo del Libano, la missione primaria del Museo Nazionale è quella di riunire reperti archeologici scoperti sul territorio della Terra dei Cedri, alcuni dei quali dalla prima guerra mondiale.

Situato a Beirut, il Museo ospita circa 1.300 oggetti esposti cronologicamente, dalla Preistoria al periodo mamelucco, compresi i diversi periodi durante i quali il Libano era ancora chiamato Fenicia.

Il Museo Nazionale è particolarmente noto per avere una delle più importanti collezioni archeologiche di oggetti fenici tra cui il famoso sarcofago di Ahiram, re di Biblo o addirittura la più grande collezione di sarcofagi antropoidi al mondo, in prestito perpetuo dalla Fondazione Ford. Non dobbiamo inoltre dimenticare la famosa Tomba di Tiro o le mummie maronite del XIII secolo della Valle Santa di Qadisha, ora visibili al pubblico.

L’edificio del Museo Nazionale

Dal 1923, un’associazione denominata “Comitato degli amici del Museo” guidata da quello che sarebbe diventato il Presidente della Repubblica Béchara el Khoury lavorerà per l’apertura di questa istituzione. Riuscì così ad ottenere il sostegno delle principali personalità dell’epoca – uomini d’affari e politici – tra cui Alfred Sursock, Omar Daouk, Ali Joumblatt, Henri Pharaon per citarne solo alcuni.

Il suo edificio egiziano sarà costruito sotto il mandato francese dal 1930 al 1937 sotto la direzione dell’architetto Antoine Nahhas e Pierre LePrince-Ringuet su un terreno donato dal Comune di Beirut. Il Museo Nazionale sarà inaugurato ufficialmente il 27 maggio 1942 dal presidente Alfred Naccache.

Sarà innanzitutto un edificio costruito in arenaria, materiale locale, su 3 livelli con una superficie complessiva di 6.000 mq, presentando prima le collezioni precedentemente raccolte dalle donazioni e dal numero crescente di scavi sul territorio libanese su iniziativa di le autorità francesi e libanesi dell’epoca, con in particolare quelle del sito di Byblos, Tire, Saïda, Baalbeck o ancora meno noto come Kamel el Loz dagli anni 1920 al 1975.

Un’istituzione sopravvissuta alla guerra civile

Proprio come il Libano, vivrà la grandezza del suo periodo pre-guerra civile e, trovandosi sulla linea verde, la linea di demarcazione, soffrirà gli orrori di questo conflitto civile durante il quale chiuderà i battenti.

All’alba della guerra civile del 1975, l’emiro Maurice Chéhab – suo primo curatore nel 1942 e quello per un periodo di 33 anni e che fu anche nominato capo della Direzione Generale delle Antichità dal 1962 al 1982 – assumerà le decisioni che a volte sarà necessario a rischio della propria vita salvare le collezioni del Museo Nazionale allora situato sulla linea di demarcazione chiamata anche Linea Verde che separa Beirut Ovest da Beirut Est.

Ricorderemo in particolare la struttura in cemento che ricopre l’inestimabile sarcofago del re Ahiram di Biblo o il fatto di aver murato molti manufatti nei sotterranei di questo stabilimento. È quindi grazie alle sue azioni che le collezioni del Museo Nazionale sfuggiranno al saccheggio e alla distruzione, anche se compariranno danni significativi, come un mosaico trafitto da un cecchino per liberare la sua linea di fuoco o addirittura l’innalzamento delle acque sotterranee. i sotterranei del Museo che sarà poi chiuso per molti anni prima della sua recente riapertura.

Dopo la fine del conflitto civile nel 1990, il Museo Nazionale sarà restaurato dal 1993 e nuovamente aperto al pubblico il 25 novembre 1997 unendo una vecchia collezione presentata prima della guerra civile e nuovi oggetti appena scoperti, in particolare durante gli scavi intraprese al Centro -Città di Beirut come Mosaico della Gelosia.

All’epoca erano aperti al pubblico solo i piani terra e primo, mentre il piano interrato era ancora oggetto di importanti lavori per renderlo impermeabile.

Il piano terra

Il piano terra è dedicato a grandi oggetti e mosaici del II e del I millennio a.C. dC e nel periodo romano-bizantino. Vi troviamo in particolare il sarcofago di Ahiram di Byblos o gli ex voto del tempio di Eshmoun. Riaperta nel 2013, la galleria Maurice Chéhab situata a destra dell’ingresso mostra un’importante collezione di mosaici tra cui il famoso mosaico del buon pastore.

Il suo secondo piano

Al secondo livello, sono presentati piccoli pezzi che vanno dalla Preistoria alla nostra epoca contemporanea, compresa l’età del bronzo o l’età del ferro. È proprio a questo livello che il visitatore potrà vedere le famose statuette fenicie in bronzo provenienti dal tempio a forma di L di Byblos e divenute quasi un simbolo nazionale o la famosa collezione di oggetti in terracotta di Kamed el Loz.

Ci commuove anche vedere piccoli oggetti danneggiati dagli incendi o dall’acqua e praticamente irriconoscibili avendo subito i danni della guerra civile.

Il seminterrato ha riaperto solo dal 2016

Oltre a questi 2 livelli, dal 2016 ha riaperto il piano interrato dopo un lungo periodo dedicato al suo restauro, in particolare a causa dell’innalzamento del livello delle acque durante la guerra civile. I 700 metri restaurati in collaborazione con le autorità italiane e dall’architetto Antonio Giannarusti mostrano l’evoluzione dei riti funerari in Libano dal Paleolitico – con le prime tracce umane ritrovate in Libano – fino al periodo ottomano.

Saremo accolti da un sarcofago romano con la famosa nave fenicia divenuta il simbolo della capitale libanese. Questo sarcofago è stato però ritrovato a Saïda, 40 km a sud di Beirut.

E’ presente la più grande collezione di sarcofagi antropoidi al mondo, rinvenuta in quello che diventerà il campo palestinese di Ein Helwoué, situato nei pressi della città di Saïda o 3 delle mummie maronite rinvenute nel 1989 nella valle santa di Qadisha.

Una menzione speciale anche per la tomba di Tiro che si trova anche in questo seminterrato. Si tratta di una raccolta di affreschi romani, vero capolavoro dell’arte funeraria di questo periodo, scoperta nella regione del Burj Chémali, località situata nei pressi di Tiro. Fortemente degradati dall’umidità e dall’acqua, questi affreschi sono stati restaurati con l’aiuto della Cooperazione Italiana.

Per arrivare al Museo Nazionale di Beirut

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