Mlita, il famoso museo Hezbollah, lungi dall’essere un volgare parco di divertimenti con la sua dimensione di sicurezza e la cui missione è informare il pubblico libanese di tutte le fedi sulle azioni del Movimento sciita, si trova a circa 1000 metri sul livello del mare nel sud del Libano. Aperta dal 2010, questa istituzione ha già accolto più di 300.000 visitatori in un anno di esistenza, a testimonianza dell’interesse che suscita.

Si tratta di un’operazione di pubbliche relazioni intrapresa dal movimento sciita, per porre fine alle accuse di opacità dell’organizzazione da parte di altri. Al contrario, con questo museo, Hezbollah, attraverso il suo segretario generale, Sayed Hassan Nasrallah, espone gli obiettivi della sua resistenza che descrive come quelli di tutto il Libano e delle sue comunità, discorso trasmesso in una sala all’avanguardia sala conferenze.

Per capire cosa sia Mlita, è una base avanzata di Hezbollah, fatta di bunker e sotterranei, oltre a postazioni difensive contro Israele da cui partiranno molti attacchi contro le sue truppe che occupano il Libano meridionale. Questo sito sarà oggetto di numerosi bombardamenti aerei come testimonia l’unico rudere di un’abitazione in fondo al complesso, gli altri verranno ricostruiti quasi immediatamente una volta terminato l’episodio bellico, a testimonianza dello spirito di resistenza e attaccamento alla terra della popolazione locale.

Arrivati al complesso del Museo, direzione, un primo edificio dove verrà proiettato un film sulle diverse date e periodi dell’invasione israeliana, un film in forma di epopea che passa le prime operazioni di Hezbollah contro le truppe ebraiche stato, il primo attacco Kamikaze e il ruolo dell’allora segretario generale dell’organizzazione sciita Abbas Moussawi che giocherà un ruolo importante nella costituzione del complesso in cui ci troviamo, arrivando addirittura a curarli lui stesso. combattenti che avevano appena tornato dal fronte, fino al suo assassinio nel 1992 da parte delle forze israeliane e al discorso del suo successore Sayyed Hassan Nasrallah durante il ritiro israeliano nel 2000 e al famoso discorso di vittoria pronunciato alla fine del conflitto del luglio 2006. È commovente anche rivedere le immagini del bombardamento di civili libanesi, tra cui il famoso massacro di Qana del 1996, con quello di una ragazza di appena pochi mesi, decapitata da una bomba, tra le braccia di un soldato dell’UNIFIL.

La visita prosegue in un secondo edificio dove sono esposti vari dispositivi ed equipaggiamenti militari israeliani tra cui missili, radio, pistole o fucili d’assalto, mitragliatrici pesanti, maschere antigas, stivali ecc … vedi anche un pannello di indicazione, mescolato in modo abile studiato disordine, le cui iscrizioni si possono ancora vedere in ebraico. C’erano anche mirini telemetrici, necessari per il fuoco dell’artiglieria.

Quindi si prosegue per il cerchio centrale dove sono esposti vari veicoli e pezzi di artiglieria israeliana tra cui un carro armato Merkava con una canna a barile attorcigliata, simbolicamente bloccato come nelle sabbie mobili, vari carri armati tra cui un M60 di fabbricazione americana utilizzato durante l’invasione.1978 e 1982 prima di essere gradualmente eliminato. Noteremo anche sul lato, il resto di un dispositivo per sganciare bombe a grappolo, che continuano a mietere molte vittime in Libano. Al centro di questa piazza è anche inscritto un messaggio ai vari droni israeliani che sorvolano la regione.

Dopo l’equipaggiamento e le macchine militari israeliane, le armi della Resistenza libanese – prevalentemente di manifattura sovietica – usate dai manichini lungo vecchie trincee che raccontano una lotta eroica, punteggiate qua e là di mazzi in omaggio ai combattenti scomparsi. Possiamo vedere infermieri che curano le ferite di guerra in caso di emergenza, installando i famosi Katyuschas e altri organi di Stalin con dispositivi di tiro a distanza, alcuni dei quali erano ancora dispiegati durante il conflitto del luglio 2006. Qual è lo scopo di bombardare luoghi vuoti dopo che i razzi sono stati lanciati quando i loro servi sono già lontani?

I visitatori prendono quindi un lungo tunnel scavato nella roccia, che mostrerà effettivamente come sono fatti i famosi bunker di Hezbollah. Non si tratta in alcun modo di cunicoli stretti come si potrebbe pensare, con stanze poco attrezzate, ma anzi di dispositivi per poter stare sottoterra a lungo con depositi di armi, cucina, sala comando computerizzata che funge anche da stanza. Delle carte, della preghiera stanza, dormitori e persino un armadio per riporre il necessario per pulire o continuare a scavare. Siamo quindi lontani dall’immaginario popolare, veicolato da certi media, di sudici tunnel.

Il tunnel conduce al terrazzo in trono sull’altro versante della montagna, che non avremmo mai immaginato si affaccia su un panorama purtroppo nuvoloso il giorno in cui ci siamo recati per poi prendere un nuovo sentiero e tornare al punto di arrivo, dall’altra parte della catena montuosa.

Alla fine, Mlita in quanto tale non è così impressionante come i forti nella regione di Verdun, tra cui Douaumont o la linea Maginot. Ma non è un dispositivo predisposto da uno stato contro un altro stato in questo caso specifico, ma un dispositivo messo in atto dagli abitanti di un paese stessi alle prese con gli occhi e la barba. Di un occupante, lo stato stesso essendo in piena decomposizione durante il guerra civile e non avendo mezzi per proteggere – e questo è del resto ancora il caso – la popolazione civile, il che ci porta a vedere un carattere eccezionale.

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Resta il fatto che, nonostante tutti i mezzi moderni messi a loro disposizione, le forze israeliane non sono riuscite a prendere o distruggere queste installazioni, il che suggerisce che l’uso sproporzionato della forza è nulla in confronto alla tenacia e al coraggio degli individui e che un esercito convenzionale come l’esercito israeliano può fare poco di fronte alle tecniche di vessazione di un guerrigliero che controlla la realtà sul campo.

Ciò che era impressionante allora era la volontà di questi combattenti di affrontare un esercito moderno con i pochi mezzi a loro disposizione. Ciò che colpisce oggi è il ricordo che i luoghi portano, con anche la presenza di mazzi di fiori costantemente rinfrescati sui luoghi in cui caddero i loro compagni. C’è il ricordo di una lotta imposta dagli eventi e un tributo ai caduti, a personaggi illustri ma anche a sconosciuti, mentre in altre regioni il ricordo non è durato a lungo ei nostri martiri sono stati (bene) presto sepolti.

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