Ogni volta che viene menzionato o invocato il nome del Santo libanese di Beqaakafra, è ovvio, per tutti coloro che conoscono questa figura da vicino o da lontano, avere in mente l’immagine del monaco dell’Ordine.Libanese maronita in piena meditazione, con gli occhi chiusi. Su uno sfondo verdastro, vestito tutto di nero, nei toni della terra e dell’ocra, questo vecchio che amava tanto il suo Libano ei suoi figli, non smette mai di fare miracoli su miracoli e di vegliare sui suoi semi di cedro.
Oggi, quando varca la soglia del monastero di Saint-Maroun ad Annaya, una nuova presenza accoglie i visitatori, discreta ma prodigiosa, su una delle pareti adiacenti all’antica chiesa: l’icona di San Charbel.
Una nuova composizione iconografica
Una nuova icona, la prima ad essere adottata dai monaci del Monastero, per quello che porta con sé elementi coerenti con il significato e la storia del Santo, nel rispetto della tradizione orientale e locale. È utile ricordare che un’icona non è una semplice opera d’arte; è una fonte pittorica portatrice di spiritualità, una teologia visiva, una catechesi attraverso l’immagine. È allo stesso tempo una mediazione tra Dio e l’essere umano, un luogo di incontro, un ponte tra i fedeli e Dio.
Questa nuova icona di San Charbel in posizione orante è incorniciata da scene della sua vita, dall’infanzia fino alla morte in odore di santità. Momenti chiave e significativi rappresentati secondo i canoni iconografici, e nel rispetto della storia della sua vita, della tradizione iconografica, nonché del nostro patrimonio siro-maronita e libanese.
Una comunione di sguardo tra il Santo e i fedeli
Secondo una tradizione ben definita fin dall’inizio del cristianesimo, le figure iconografiche hanno sempre gli occhi aperti. In un’icona il Santo non può chiudere gli occhi quando è alla presenza di Dio, né quando un fedele gli si rivolge. San Charbel in gloria al centro della composizione, il volto sereno, apre gli occhi per segnare il suo faccia a faccia con il suo Signore. Una particolare dinamica è conferita a questo volto iconografico dagli occhi che invocano i fedeli che gli parlano, sottolineando la sua presenza attenta alle preghiere a lui rivolte, fino a diventare comunione tra lui ei fedeli.
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È attraverso questa comunione dello sguardo che si percepiscono e si concretizzano le invocazioni e che avviene il miracolo. San Charbel sembra sorridere leggermente, rivelando così la beatitudine del suo spirito al suo Creatore.
Sotto il pennello di Pascale El Corm

Crediti fotografici: Marie-Josée Rizkallah
Così, sotto il pennello dell’iconografo libanese Pascale El Corm, del ramo artistico dei Corm de Ghosta, il Santo libanese aprì gli occhi, in una composizione che sposava colori accesi con colori terrestri e celesti. Dopo otto mesi di meditazione, schizzi e ricerche storiche, anatomiche e artistiche, El Corm è riuscito a scrivere l’icona che riassume la vita, il ritratto e la spiritualità del Santo libanese.
Animata da un particolare fervore che dedica a Mar Charbel, è certa che il risultato ottenuto sia frutto della preghiera quotidiana e della volontà del Santo di manifestarsi in questi tratti allo spettatore. Chance, che è il soprannome di Providence, ha voluto dare il tocco finale all’8 maggio 2016, giorno in cui si commemora la nascita del piccolo Charbel Makhlouf.
Pascale El Corm, titolare di una DEA in Arte Sacra dall’USEK, dal 1998 realizza icone e dipinti, presenti in luoghi di culto o in abitazioni private in tutto il mondo: Libano, Siria, Cipro, Italia, Vaticano, Messico, Stati Uniti , Africa, Australia, ecc. Insegna anche iconografia all’USEK.
Per ulteriori
A breve sarà disponibile presso il monastero un piccolo libretto che offrirà una spiegazione storica e iconografica, nonché una lettura simbolica e cronologica dell’icona. Occorre ricordare che questa nuova icona non annulla in alcun modo l’attuale ritratto del Santo, ma pone fine ai vari tentativi erroneamente designati da “icona di San Charbel” poiché non rispettano i canoni iconografici. Ora abbiamo un’immagine sacra che rappresenta il ritratto simbolico di San Charbel con gli occhi chiusi, accanto a un’icona di San Charbel in gloria circondato da scene della sua vita.
Attraverso Marie-Josée Rizkallah



