il Il Libano, paese appena visibile su una mappa del mondo, non passa però inosservato dalla maggior parte degli artisti stranieri che una volta avevano l’opportunità di conoscerlo. Come Enrico Macias o Adamo che, dopo aver tenuto uno o più concerti a Beirut, erano così affascinati da questa regione che le hanno dedicato un’opera musica, Mario Pelchat, artista del Quebec, dopo una prima show nel 1996, si affrettò a scrivere una canzone intitolata « Les Cedri del Libano”.
Affascinato dalla facilità di scambio e contatto con il popolo libanese così come che per il calore che emana, Pelchat si sentiva a suo agio in questo piccolo paese mediterraneo, al punto di tornarci per soddisfare i suoi curiosità per scoprire tradizioni e marcatori libanesi storia e identità del paese come Baalbeck, i Cedri, Beiteddine, ecc.
Profondamente segnato da queste scoperte, Mario Pelchat decise di scrivere nel 1999 a canto per la terra dei cedri che evoca le tristi fatiche patite dal popolo libanese, pur sottolineando la loro forza, la loro perseveranza così come la sua volontà di vivere, di amare e di perdonare, contro ogni previsione, come il suo maestoso simbolo, il Cedro.
buchi spalancati
Come formicai dove vagano i senzatetto
Dove un tempo vivevano gli abitanti della Fenicia
Dall’Oriente nel sangue, nei geni e nella lingua d’Arabia
Urla, lacrime
E rabbia nel cuore per tanta violenza
Mentre nuotiamo altrove sotto le piogge dell’abbondanza
È spesso quando piangiamo che proviamo indifferenza
Cosa stiamo per dire,
Quando il pericolo ci circonda,
Ai nostri figli che ci interrogano
A cui cerchiamo invano di insegnare
Il verbo amare?
Cosa faremo ?
Altrimenti trova un rifugio,
Sperando in un’altra alluvione
Oppure ucciditi per capire
E perdona
Un crepuscolo
Come la vita che scompare sotto le macerie
Un’altra notte inventando la fine del mondo
Una nuova era in cui non abbiamo più paura della nostra ombra
sentinelle
Che ci ricordano che non siamo liberi
Su una terra che non abbiamo scelto di abitare
Sotto la rabbia di un dio di cui vogliamo appropriarci
Cosa stiamo per dire,
Quando il pericolo ci circonda,
Ai nostri figli che ci interrogano
A cui cerchiamo invano di insegnare
Il verbo amare?
Cosa faremo ?
Altrimenti fidati delle stelle
Pregate i santi delle cattedrali
Perché siamo troppo pochi per capire
perdonare
Un popolo forte
Chi crede ancora che domani sarà diverso
Come un tesoro che un gigante sa riconoscere
Come lo sono, al nord, i cedri del Libano
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