Andando nell’antica città fenicia di Tiro nei primi anni ’70, i miei parenti hanno avuto una conversazione con un residente sulla ricchezza libanese. Quest’ultimo ha poi dichiarato che fortunatamente le autorità libanesi non hanno « scoperto » il petrolio, nonostante il Libano fosse circondato da quelli al largo di Haifa in Israele e di Lattakia in Siria, impedendo così ai nostri 2 vicini di invadere la Terra dei Cedri. La storia ha dimostrato il contrario, la guerra civile dal 1975 al 1990 ne è l’esempio crudele.
Negli anni ’90, a un ricevimento, l’argomento è stato ripreso, questa volta con un alto funzionario libanese in pensione, che si occupava di varie questioni economiche. Ci ha così confermato la scoperta di petrolio in territorio libanese e in particolare nella Bekaa e nel sud del Libano, scoperta presto nascosta al pubblico per i suddetti motivi geostrategici. Il Libano potrebbe quindi avere fino a 600 milioni di barili di petrolio. Eppure, secondo lui, i piani delle scoperte libanesi archiviati su microfilm negli anni ’60 sono scomparsi durante la guerra civile, probabilmente portati via dai belligeranti, sarebbe interessante sapere di quali belligeranti si tratta, se questi documenti sono scomparsi come tanti altri durante l’invasione israeliana del 1982, prima o dopo questa invasione. Amareggiato dagli errori secondo lui commessi in questi anni, avrebbe voluto che il Libano sfruttasse queste risorse, per ridurre le varie divisioni sociali, per rafforzare le istituzioni dello Stato e in particolare quella militare e forse, hanno – a quel tempo, la guerra civile è stata evitata, secondo lui.
Possiamo anche ricordare il problema dell’acqua, un problema posto dagli anni Cinquanta e il progetto Litani guidato dal Libano. Di fronte alle minacce israeliane di intraprendere un’operazione militare anche contro i cittadini americani coinvolti nel progetto, il Libano è stato in grado di completare solo la costruzione dell’unica diga di Karaoun nella Bekaa. Queste minacce sono state indirettamente ribadite dal ministro dell’AF israeliano negli anni ’90, Shimon Perez, il quale riteneva che « l’acqua piovana appartiene a tutti », salvo che se il Libano non può attualmente avere acqua da un fiume che scorre esclusivamente nel suo territorio, secondo il diritto internazionale , ciò era dovuto alle minacce israeliane dagli anni ’50.
Alla questione petrolio-acqua oggi si aggiunge quella del gas attraverso la delimitazione delle zone marittime esecutive, che peraltro fa dire ad alcuni media che c’è « acqua nel gas », secondo un’espressione che in tal caso è ormai consolidata .
Le autorità libanesi allungano in linea retta – come si vede per le aree della Striscia di Gaza o degli spazi egiziani – i confini terrestri libanesi secondo il diritto internazionale previsto dalle varie convenzioni sugli spazi marittimi per arrivare dal punto 1B al punto 23 , mentre le autorità israeliane, dal canto loro, già contestano il punto 1B che potrebbe essere il punto di partenza dei confini terrestri – la linea blu essendo una linea di demarcazione che non rappresenta in alcun modo già il confine finale che dovrebbe essere una delle tante controversie che dovrebbero affrontare qualsiasi discussione sulla Pace, è quindi una nuova violazione dei diritti del Libano, una nuova dimostrazione dell’incapacità delle autorità israeliane di fare un passo verso la Pace, poiché già rifiutano di fondare il riconoscimento di un punto di partenza di un futuro linea di confine, rifiuto che si aggiunge alle varie violazioni del territorio e dello spazio aereo Libanesi dalla conclusione del conflitto del luglio 2006 – scelgono di spostare la linea di demarcazione a loro favore, quindi verso Nord, per un motivo sconosciuto e di arrivare al punto 1 in mare, a 17 km di distanza dal punto 1. Il triangolo così contestato rappresenta un’area di circa 1000 km^2.
Di fronte a questo problema, le autorità libanesi chiedono il ricorso alla mediazione dell’ONU e in particolare alla Tribunale marittimo internazionale , le autorità israeliane rifiutano questo appello, sembrano voler guadagnare tempo chiedendo negoziati diretti, cose per il momento inaccettabili, anche altri casi tra cui il diritto al ritorno dei profughi palestinesi presenti in Libano da affrontare.
Alcuni in Libano ritengono che, senza un accordo diretto o indiretto, non sia possibile lo sfruttamento o l’esplorazione di petrolio o gas nell’area contesa. Sbagliano in quanto Israele ha già ingaggiato nel 2011 la stessa compagnia americana, Noble Energy – lo stesso operatore delle lastre di gas al largo di Haifa – per sfruttare il gas presente nelle zone devolute alla Palestina (IE a Gaza). Le società inglesi con partner libanesi , avendo ottenuto un permesso dalle autorità palestinesi per effettuare questo sfruttamento, sono state unilateralmente impedite dal 1999 dalle autorità di Tel Aviv.
La difesa del diritto del Libano alla prosperità, diritto così a lungo sacrificato sull’altare di una improbabile Pace, avendo già attaccato in passato i nostri due vicini, l’anello debole che era il Libano, deve diventare una delle politiche essenziali dei futuri governi, poiché può essere solo una politica a lungo termine. Era inaccettabile che il Libano, con il pretesto di un litigio politico, non avesse già ratificato attraverso il suo parlamento l’accordo sulla delimitazione delle zone economiche esclusive firmato nel 1997, così come è altrettanto inaccettabile ogni ulteriore ritardo oggi per la difesa dei suoi diritti. La prosperità attesa dallo sfruttamento delle sue risorse consentirebbe al Libano di eliminare le diverse minacce che gravano, attraverso la condivisione di una prosperità in grado di limitare le devastazioni del settarismo e del fanatismo religioso, prosperità che consentirebbe anche di ridurre il costo del pubblico debito che ammonta ufficialmente a 52 miliardi di dollari per un PIL di circa 23 miliardi di dollari e per evitare la minaccia dello sfruttamento di questo costo del debito per imporci l’impianto palestinese.
Tuttavia, non dobbiamo dimenticare le insidie poste dalla scoperta di importanti risorse energetiche tra cui il famoso paradosso olandese o l’impoverimento di parte della popolazione in seguito alla scoperta di risorse petrolifere nel Mare del Nord tramite un aumento significativo del tasso di inflazione che questo paese conobbe allora, accompagnato da un allargamento delle linee di fratture sociali. Questa manna finanziaria deve essere equamente condivisa per evitare, in un paese così fragile, che le fratture sociali possano portare a tensioni sociali che possono essere fatali per esso.
Tutti coloro che lavorano proprio perché il Libano benefici del suo diritto allo sfruttamento delle sue risorse naturali cioè acqua, petrolio e gas, ma c’è da temere che il Paese dei cedri possa rispondere alle minacce israeliane solo con gesti verbali come quelli di Hezbollah, Israele è l’unica grande potenza militare marittima nella regione, a parte forse la Turchia, che non ha interesse a sostenere le nostre richieste. Va però precisato che gli Usa, per una volta non è consuetudine, appoggiano la Terra dei Cedri nella richiesta di mediazione Onu e riconoscono la legittimità della demarcazione dei confini marittimi libanesi da parte di Beirut.
Per concludere con un po’ di umorismo, questo ricorda anche uno degli scenari di Tintin, vale a dire l’Orecchio rotto, in gran parte ispirato a una storia vera, la guerra per il petrolio di San Theodoros / Nuevo Rico essendo una trasposizione del Guerra del Chaco che si oppose al Paraguay e il Bolivia durante il 1930 , tranne per il fatto che il Libano non avrà alcun sostegno internazionale contro lo stato ebraico. Alla fine, può contare solo su se stesso. Per meditare su…


